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Dal 1 Maggio 2005

HIV - AIDS
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L'AIDS in Italia

 

In Italia, la raccolta sistematica dei dati sui casi di Sindrome da Immunodeficenza Acquisita (AIDS) è affidata all'Istituto Superiore di Sanità, Reparto AIDS e MST, e in particolare al Centro Operativo AIDS (COA) che provvede, in collaborazione con le regioni, alla raccolta, all'analisi periodica dei dati e alla pubblicazione e diffusione di un rapporto annuale.

 

I dati qui riportati sono relativi ai casi diagnosticati di AIDS. I criteri di diagnosi sono stati, fino al Gennaio 1993, quelli della definizione dell'OMS (failinf al sito OMS) (1987). Dal 1° Gennaio 1993, la definizione di caso adottata in Italia si attiene alle indicazioni del Centro Europeo dell'OMS.

I dati qui presentati sono tratti dal notiziario periodico del COA "Sindrome da Immunodeficenza acquisita (AIDS) in Italia - Aggiornamento dei casi notificati al 31 Dicembre 2006 ".

 

Tra il 1982 e il 1995, abbiamo assistito ad una crescita progressiva dei nuovi casi di AIDS, al punto che nel corso del solo anno 1995 sono stati notificati 5661 nuovi casi di AIDS.
Con l'introduzione della terapia antiretrovirale, a partire dal 1996, abbiamo assistito invece ad un calo delle nuove diagnosi di AIDS: nel corso dell'anno 2000, sono stati notificati al COA 1851 nuovi casi di AIDS.

 

Dal 1982, anno della prima diagnosi di AIDS in Italia, al 30 Giugno 2001, sono stati notificati al COA 48.488 casi cumulativi di AIDS. Di questi, 37.799 (78,0%) erano di sesso maschile, 702 (1,4%) in età pediatrica (<13 anni), e 2.548 (5,2%) erano stranieri. Con riferimento allo stesso periodo temporale, il numero dei decessi è stato pari a 31.861 (64,7%).

 

Ricordiamo che dal 1986 (DM n. 288) è obbligatoria la notifica della diagnosi di AIDS, mentre non è obbligatoria la notifica di morte per AIDS.

 

Analizzando i dati disponibili, si osserva che le regioni più colpite sono nell'ordine: la Lombardia (14.765 casi pari al 30,4%), il Lazio (6.298, 12,98%), l'Emilia Romagna (4716, 9,7%) ed il Piemonte (3249, 6,7%). È evidente la maggiore incidenza dei casi di AIDS al nord rispetto al sud e questo dato è una costante dall'inizio dell'epidemia.

Scendendo nel dettaglio delle province, spiccano Milano e Roma in cui sono stati diagnosticati complessivamente 12.596 pari al 25,9%.

 

Per quanto riguarda il solo ultimo anno (Luglio 2000 - Giugno 2001), il tasso di incidenza per regione vede al primo posto la Lombardia (6,0%), seguita dal Lazio (5,7%), dall'Emilia Romagna (5,1%), dalla Liguria (3,7%) e dalla Toscana (3,4%).

Scendendo nel dettaglio delle province, tassi di incidenza elevati sempre nel periodo Luglio 2000 - Giugno 2001, si sono evidenziati nelle province di Brescia (9,4%), Ravenna (9,1%), Lecco (8,3%), Roma (7,1%) e Ferrara (6,7%).

Il tasso di incidenza è il numero dei nuovi casi segnalati ogni 100.000 abitanti.

 

Dopo questa panoramica geografica, analizziamo i dati con criteri demografici.

Dividendo i casi notificati per fascia di età al momento della diagnosi, si osserva un continuo aumento dell'età media.

Per i maschi nella fascia di età tra i 25-29 anni, avevamo nel 1990 il 34,0% dei casi notificati, nel 1995 tale valore era precipitato 12,9% e nel 2000 era al 5,3%.

Sempre per i maschi, ma nella fascia di età tra i 35-39 anni, avevamo nel 1990 il 13,9% dei casi notificati, nel 1995 il 23,7% e nel 2000 il 30,9%.

Per le femmine, in cui l'età media è relativamente più bassa, si osservano andamenti analoghi.

 

Negli ultimi 15 anni la proporzione di pazienti di sesso femminile è andata progressivamente aumentando: nel 1985 il 16.0% dei nuovi casi era di sesso femminile, nel 2000 il valore si è alzato, raggiungendo il 24,2%.

 

Continuiamo la nostra analisi prendendo in considerazione la categoria di esposizione.

Considerando la totalità dei casi diagnosticati dall'inizio dell'epidemia (48.488), il 62,3% è attribuibile alle pratiche associate all'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa.

La distribuzione nel tempo mostra però un significativo aumento della proporzione dei casi attribuibili alla trasmissione sessuale: dal 16.6% del 1995 al 36,1% nel 2000. Da ciò si evince che la categoria emergente nei nuovi casi di AIDS è quella degli eterosessuali.

 

Osserviamo i dati relativi ai casi pediatrici: per casi pediatrici si intendono quelli relativi a bambini e ragazzi con età inferiore ai 13 anni al momento della diagnosi.

Dei 48.488 casi complessivi, 702 appartengono alla popolazione pediatrica (1,5%). La distribuzione geografica rispetta l'andamento già osservato per gli adulti: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna sono le regioni più colpite.

Nel corso degli ultimi 3-4 anni, si è assistito ad una notevole riduzione dei nuovi casi di AIDS pediatrico, dovuta in modo particolare all'applicazione delle linee guida relative al trattamento antiretrovirale delle donne in gravidanza.

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L'HIV in Italia

 

Per le caratteristiche proprie del virus HIV, è particolarmente difficile quantificare con precisione il numero di individui sieropositivi presenti in Italia.

Secondo il periodico del COA, "Sindrome da Immunodeficenza acquisita (AIDS) in Italia - Aggiornamento dei casi notificati al 31 Dicembre 2006 ", "il serbatoio di infezione è ancora ampio, e si stima che i sieropositivi nel nostro paese siano circa 104.000. I sistemi di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, attivi solo in alcune regioni, mostrano una stabilizzazione dell'incidenza di nuove infezioni negli ultimi tre anni. È quindi necessario non abbassare la guardia e rafforzare, a livello regionale e nazionale, i sistemi di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV".

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L'AIDS nel mondo

 

La situazione dell'epidemia di HIV/AIDS nel mondo ha caratteristiche e proporzioni profondamente diverse nelle varie aree geografiche.

 

Rispecchiando di fatto una situazione economica molto diversificata tra i paesi ricchi e paesi poveri, l'epidemia di HIV è sostanzialmente sotto controllo nei primi, mentre è drammaticamente in espansione nei secondi.

 

Nei paesi ricchi, l'epidemia è di fatto arginata attraverso l'applicazione di adeguate azioni preventive; nei paesi poveri, per una serie di ragioni principalmente economiche e culturali, è invece molto difficile ottenere risultati soddisfacenti sotto questo aspetto.

Per quanto riguarda la cura delle persone già malate di AIDS, nei paesi ricchi si riesce a garantire a tutti l'accesso alle costose terapie; nei paesi poveri, invece, non vi sono risorse economiche sufficienti nemmeno per effettuare adeguate analisi diagnostiche: si pensi che in alcuni stati la spesa pro capite per la sanità è di 1$ all'anno.

 

Analizziamo alcuni dati: la fonte informativa di questi dati è l'UNAIDS che fornisce periodicamente dati aggiornati sulla situazione mondiale.

 

Dei 36 milioni di persone viventi colpite dal virus HIV o malate di AIDS nel mondo, 25 milioni sono concentrate nell'Africa sub-sahariana, quasi 6 milioni nel sud e sud-est asiatico, 1,4 milioni in America Latina, 920 mila nel Nord America, 700 mila nell'Europa dell'est e nell'Asia centrale, 640 mila nell'est asiatico, 540 mila in Europa, 400 mila nel nord Africa, 390 mila nella zona caraibica e 15 mila in Australia.

 

Nell'Africa sub-sahariana, l'epidemia ha abbassato drasticamente la "speranza di vita", cioè il numero di anni che mediamente un individuo di quell'area può sperare di vivere alla nascita.

Sempre in quell'area, si stimano circa 12 milioni di orfani per AIDS (bambini di età inferiore ai 14 anni, orfani di uno o di entrambi i genitori).

 

Nel corso dell'anno 2000, nel mondo vi sono state 5,3 milioni di nuove infezioni, circa 15.000 al giorno.

 

Si stima che i bambini sieropositivi o malati di AIDS nel mondo siano circa 1,4 milioni.

 

Per approfondire

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