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Dal 1 Maggio 2005

HIV - AIDS
Domande frequenti
Terapie Dati

 

 

HIV/AIDS

 

Che cosa significa essere sieropositivo per l'HIV?

Significa avere nel proprio sangue gli anticorpi specifici contro l'HIV. Cioè che l'infezione è in atto e che è possibile trasmettere ad altri il virus. Tutte le persone sieropositive possono, se hanno comportamenti a rischio, trasmettere il virus dell'HIV.

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Che cosa è il "periodo finestra"?

È il tempo che intercorre dal momento del contagio all'effettiva comparsa degli anticorpi contro l'HIV nel sangue. Questo periodo dura mediamente 4-6 settimane, ma può estendersi anche fino a 6 mesi. Durante questo periodo anche se la persona risulta sieronegativa, è in grado di trasmettere l'infezione. Se una persona si trova nel periodo finestra può sottoporsi al test e risultare negativa pur avendo contratto l'infezione (ed essere in grado di trasmetterla) poiché il suo organismo non ha ancora sviluppato anticorpi.
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Questo è ciò che viene suggerito dalle linee guida del Ministero della Salute.
La comunità scientifica, invece, è concorde nell'affermare che il test eseguito almeno ad un mese di distanza dall'evento rischioso è in grado di stablire se la persona ha acquisito o no l'infezione. I molti timori degli anni passati su infezioni "occulte" o sulla comparsa di positività a mesi di distanza non hanno trovato conferme nelle indagini scientifiche. Queste indagini hanno dimostrato che un test di Elisa a 4 settimane risulta essere ancora il metodo più efficace per stabilire se una persona ha contratto l'infezione.
Per scrupolo e per tenere conto anche di fattori assolutamente imponderabili, per chi ha un test negativo a 4 settimane le linee guida di molti paesi consigliano di effettuare il test anche a 3 mesi di distanza.
In Italia, forse per eccesso di scrupolo, viene ancora data l'indicazione di un ulteriore test a 6 mesi.

Lo staff di "Vivere al sole"
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Che cosa si intende per periodo di incubazione?

S'intende il tempo trascorso tra il contagio e le manifestazioni cliniche evidenti della malattia conclamata. L'infezione da HIV è caratterizzata da un tempo di incubazione molto lungo e molto variabile da persona a persona. Mediamente, in assenza di terapie, questa fase di asintomaticità dura 8-10 anni. Con l'assunzione della terapia, questo periodo può essere allungato sensibilmente, anche se ancora non è possibile determinare con esattezza quanto.

Quanto vive il virus HIV fuori dall'organismo umano?

L'HIV è un virus poco resistente: non resiste all'essiccamento, ai raggi ultravioletti del sole, all'alcool e alla varechina. Esposto all'aria aperta muore in 20-30 minuti.

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Con quali modalità si è diffuso il virus nel mondo?

Il virus HIV si è diffuso nelle diverse aree geografiche con modalità diverse, legate alle differenti realtà sociali. Ad esempio, in alcuni paesi dell'Africa centrale e meridionale, l'infezione si è propagata velocemente interessando un'ampia parte della popolazione senza differenze tra i due sessi, in quanto il contagio è avvenuto prevalentemente per via eterosessuale. Negli USA, in Australia e nell'Europa occidentale, invece, la diffusione si è avuta inizialmente soprattutto tra persone che avevano rapporti con numerosi partner omosessuali maschi e tra i consumatori di droghe per via endovenosa. Tuttavia le caratteristiche dell'epidemia stanno cambiando ed anche nel mondo occidentale, Italia compresa, sta crescendo la percentuale di persone contagiate attraverso rapporti eterosessuali.

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Comportamenti a rischio

 

Come si trasmette l'infezione da HIV?

L'HIV si trasmette:

 

  • attraverso i rapporti sessuali se uno dei partner è infetto;
  • attraverso il passaggio di sangue (trasfusioni, condivisione di siringhe contaminate) da una persona infetta ad una sana;
  • attraverso la linea materno-fetale, durante la gravidanza, il parto o attraverso l'allattamento al seno materno, in una donna sieropositiva (il test di screening per l'HIV dovrebbe essere proposto a tutte le donne in gravidanza);
  • in casi rari, con il trapianto di organi o tessutale, l'inseminazione artificiale con organi, tessuti o sperma proveniente da soggetto HIV.
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Quali liquidi biologici trasmettono il virus?

Il sangue, lo sperma, il liquido pre-eiaculatorio (prostatico), le secrezioni vaginali ed il latte materno sono i liquidi pericolosi per il contagio. Altri liquidi biologici possono contenere il virus in quantità infinitesimali o minime. Non sono in grado di trasmettere il virus: le lacrime, il sudore, la saliva, l'urina, le feci, le secrezioni nasali, il vomito. è importante ricordare, comunque, che in alcune situazioni ci possono essere tracce di sangue nelle feci (ad esempio, in presenza di emorroidi) o nel vomito (ad esempio, in presenza di ulcere) e di conseguenza è comunque consigliabile utilizzare guanti nell'eventualità che si rendesse necessario maneggiare tali sostanze. La acquisizione del virus è legata ad alcuni fattori: la carica virale (cioè la quantità di virus contenuta nel liquido), le ripetute esposizioni (che fanno aumentare la probabilità di acquisizione) e probabilmente alcuni fattori individuali dell'ospite (ad esempio, lesioni ulcerose ai genitali).

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Quali sono le persone più esposte al rischio di contagio?

Le persone con comportamenti sessuali promiscui e che hanno rapporti sessuali penetrativi senza profilattico (eterosessuali e omosessuali); i tossicodipendenti che assumono droghe per via endovenosa scambiandosi la siringa; persone che, a causa dell'alcool o altre sostanze stupefacenti (cocaina, amfetamine, ecc.), non sono in grado di valutare lucidamente i propri rischi ed i comportamenti da adottare e hanno rapporti senza profilattico; i soggetti politrasfusi che hanno ricevuto sangue, emoderivati o trapianti di organo prima dell'attivazione dei controlli sulle donazioni. Sono altresì a rischio i bambini figli di madri portatrici del virus. Negli ultimi anni, si è assistito ad un incremento di infezioni nel gruppo eterosessuale.

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Si può contrarre l'infezione da strumenti usati dal dentista?

Ai dentisti è da sempre consigliato di adottare particolari precauzioni nel caso di tagli che possano determinare lo scambio diretto sangue-sangue con un paziente, eventualità che aumenta il rischio di infezione da HIV, ma soprattutto - e con maggiori probabilità - quella da virus dell'epatite B e C il quale ha un potere infettivo maggiore. L'utilizzo di strumenti sterilizzati e di guanti sono norme che ogni operatore odontoiatrico è tenuto a seguire.

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Chi può trasmettere il virus HIV mostra sempre segni di malattia?

Ovviamente no. Lo stato di infezione può mantenersi a lungo silente, senza alcun sintomo. Qualunque persona sieropositiva è in grado di trasmettere il virus pur non essendo "malata".

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È pericoloso vivere negli stessi ambienti di un malato di AIDS o di una persona portatrice del virus HIV?

Non si è mai verificato alcun caso di infezione da HIV a seguito di normale condivisione di ambienti di vita. Dopo anni di osservazione in famiglie, case di cura, centri di accoglienza e comunità terapeutiche che ospitavano persone sieropositive, è evidente che la semplice convivenza con soggetti portatori del virus non comporta alcun rischio di contagio. Ciò vale per strette di mano, abbracci, carezze, baci e per qualsiasi contatto affettivo, familiare, sociale, esclusi i rapporti sessuali. Né l'infezione può trasmettersi attraverso starnuti, colpi di tosse, urine, feci, vomito, lacrime, ecc.

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L'HIV può penetrare attraverso la pelle intatta?

No. La pelle è un rivestimento che protegge il nostro organismo anche dai virus. Di conseguenza non si corre alcun rischio se una goccia di sangue infetto viene a contatto con la pelle intatta. Naturalmente in situazioni limite dove è possibile ferirsi, come in ambiente ospedaliero o in casi di soccorso per incidente stradale, è bene usare precauzioni (es. guanti) durante le manovre di assistenza, evitando il più possibile il contatto con il sangue.

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Si può contrarre l'infezione bevendo dallo stesso bicchiere o mangiando nello stesso piatto con persone portatrici del virus?

No. L'infezione non si trasmette attraverso bicchieri, piatti, posate, stoviglie e materiali da cucina. Saliva, sudore, urine e lacrime non costituiscono pericolo per il contagio. Inoltre, il virus responsabile dell'AIDS non resiste a lungo al di fuori dell'organismo umano. Comunque, il normale lavaggio con acqua e detersivo dei piatti e delle altre stoviglie è in grado da solo di eliminarlo, qualora ci fosse del sangue. Lo stesso vale per qualsiasi tipo di indumento, capo di biancheria, asciugamani, lenzuola, ecc.

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Si può contrarre l'infezione facendo uso di servizi igienici pubblici, rubinetti, telefoni o trasporti pubblici?

No. L'infezione non si trasmette toccando oggetti maneggiati o sui quali abbia respirato una persona portatrice di virus. Non si trasmette attraverso l'aria né attraverso l'acqua. Nessun pericolo, dunque, riguardo l'uso in comune di bagni, letti, docce, e gabinetti o la frequentazione di palestre.

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La piscina può essere un tramite per il contagio HIV?

No. Non si sono mai registrati casi di contagio dovuti alla frequentazione di piscine pubbliche. Inoltre, l'ipoclorito di sodio usato per disinfettare le piscine uccide il virus.

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Si può contrarre l'infezione mangiando in un ristorante dove lavori una persona portatrice del virus?

No. Non risultano casi nei quali l'infezione sia stata trasmessa attraverso la preparazione o la manipolazione di alimenti.

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Si può contrarre l'infezione usando il rasoio o lo spazzolino da denti di altre persone?

Si consiglia di non usare oggetti altrui che possono determinare contatti diretti sangue-sangue, cioè che possono causare abrasioni , ferite o punture (rasoi, lamette, spazzolini da denti, forbicine, ecc.). L'utilizzo in comune degli strumenti sopraelencati è in ogni caso, al di là del virus HIV, sconsigliato. Questa regola generale di semplice igiene è fondamentale per evitare lo scambio di batteri ed altri agenti che possono determinare diversi tipi di patologia.

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Le zanzare possono trasmettere il virus dell'HIV?

No. Non ci sono prove che questi o altri insetti abbiano mai svolto un ruolo nella trasmissione dell'AIDS. Il virus, infatti, non sopravvive all'interno dell'apparato salivare delle zanzare. Inoltre, la quantità di sangue che una zanzara riesce a veicolare pungendo una persona infetta e ripungendo, subito dopo, una persona sana non è sufficiente a determinare l'infezione.

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Perché i consumatori di droghe iniettabili sono a rischio per l'infezione da HIV?

Perché spesso usano aghi non sterili, contaminati, in quanto già utilizzati da altra persona infetta (non basta assolutamente lavare la siringa con acqua o passare un'accendino sull'ago per disattivare l'HIV). Il contagio, dunque, è conseguenza non di qualcosa che è contenuto nelle droghe, ma degli strumenti impiegati per l'assunzione che, trattenendo una piccola quantità di sangue, possono determinare una microtrasfusione infetta. Anche il condividere altri oggetti utilizzati per contenere o preparare la dose (cucchiaino, fiala, filtri, ecc.) può essere a rischio.

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Le persone già contagiate attraverso siringhe possono trasmettere il virus alle persone con cui hanno rapporti sessuali?

Certo. Una persona può acquisire l'infezione in un modo e trasmetterla in un altro. Questo può verificarsi in quanti adottano più tipi di comportamento a rischio, come ad esempio alcuni tossicodipendenti.

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Come ci si dovrebbe comportare nel caso ci si punga con una siringa abbandonata?

Nel caso di incidente traumatico con una puntura tramite una siringa abbandonata bisogna disinfettare abbondantemente con alcool. È indispensabile recarsi subito in pronto soccorso per verificare se è necessaria la profilassi per il tetano e per l'epatite B.

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L'HIV può essere trasmesso attraverso un rapporto eterosessuale penetrativo?

Certamente sì se il rapporto avviene senza profilattico. È noto che anche il rapporto sessuale uomo-donna, in assenza di profilattico, è a rischio e alcuni studi hanno dimostrato che tale rischio è maggiore per le donne. Anche le persone che praticano esclusivamente rapporti eterosessuali, dunque, sono a rischio di contagio. A livello mondiale, la maggior parte delle persone sieropositive hanno contratto l'infezione da HIV attraverso un contatto di tipo eterosessuale. In Italia, una percentuale elevata dei nuovi casi di AIDS segnalati sono registrati tra ragazze non tossicodipendenti che si sono infettate attraverso rapporti eterosessuali.

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Le malattie trasmesse sessualmente possono costituire fattori di incremento del rischio per il contagio?

Sì. Sono cofattori che possono favorire l'acquisizione (o la trasmissione) del virus. Numerosi studi hanno dimostrato che le malattie a trasmissione sessuale, in particolare quelle che comportano ulcerazioni genitali (herpes, sifilide, ulcera molle), aumentano la suscettibilità all'infezione da HIV. L'uso del preservativo è efficace nel contrastare non solo l'infezione da HIV, ma anche la maggior parte delle malattie sessualmente trasmesse.

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Perché si considerano ad alto rischio di infezione i rapporti anali non protetti?

Perché i rapporti anali sono rapporti sessuali traumatici, possono portare più facilmente a contatto liquidi seminali e sangue, o sangue e sangue, e dunque a maggiori probabilità di contrarre l'infezione. Infatti, l'epitelio del retto è molto più sottile e meno resistente di quello della vagina. Il rapporto anale non protetto, dunque, rappresenta - sia per gli eterosessuali che gli omosessuali - la pratica sessuale a più elevato rischio.

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Si può contrarre la malattia praticando solo rapporti orali?

È sempre consigliabile l'uso del profilattico anche nei rapporti orali in quanto il rischio di trasmissione è rappresentato dallo sperma, dalle secrezioni vaginali e dalla presenza di sangue.

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Lo scambio di baci profondi con una persona sieropositiva può essere rischioso?

Il bacio profondo non è a rischio in quanto la presenza del virus HIV nella saliva non è tale da trasmettere il contagio; può esserci rischio se le due persone che si scambiano il bacio hanno gengiviti emorragiche o altre lesioni del cavo orale. Anzi, la slaiva contribuisce, in questi casi, ad abbassare il rischio, diluendo la presenza di liquidi infetti nella bocca.

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Alla fine di un rapporto sessuale con una persona sieropositiva, nel togliere il preservativo dopo l'uso, è rischioso imbrattarsi le mani con le secrezioni presenti all'esterno del preservativo?

La cute delle mani, se integra rappresenta una ottima barriera nei confronti del virus, se invece ci sono lesioni o piccole ferite può rappresentare un rischio (anche se non elevato).

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Prevenzione

 

Come si possono ridurre i rischi di contrarre l'infezione da HIV mediante rapporti sessuali?

Per ridurre i rischi di infezione occorre evitare rapporti penetrativi e altre pratiche che possono determinare il contatto diretto tra sangue, sperma e secrezioni vaginali. I rischi possono essere ridotti moltissimo mediante l'uso costante del profilattico che è la forma di prevenzione più semplice ed efficace.

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In quale misura il profilattico (preservativo) elimina il rischio di contagio?

Il profilattico (preservativo) è una barriera fisica che elimina quasi totalmente il rischio. Si frappone tra le mucose genitali, evitando il contatto tra queste ed i liquidi biologici attraverso i quali si può verificare una trasmissione del virus. La sua efficacia è legata all'appropriatezza dell'uso che se ne fa: si consiglia pertanto di usarlo costantemente e sin dall'inizio del rapporto.

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Quali sono le cause più comuni di fallimento dell'azione preventiva del profilattico?

Diverse ricerche condotte in ambito internazionale hanno individuato tre cause principali alla quale ricondurre il fallimento dell'azione preventiva del profilattico:

 

  • uso scorretto;
  • rottura;
  • difetti di fabbricazione.

 

Se si esclude l'uso scorretto, che dipende da fattori facilmente modificabili, e non si utilizzano profilattici extrasottili, scaduti o fabbricati con prodotti naturali la percentuale di fallimento è inferiore al 3%.

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Cosa si intende per uso corretto del preservativo?
  • Devono essere utilizzati profilattici in lattice di gomma in quanto forniscono una maggiore protezione nei confronti delle malattie a trasmissione sessuale.
  • Il preservativo deve essere conservato in un luogo fresco e secco.
  • I preservativi non devono assolutamente venire a contatto con oggetti acuminati (unghie, anelli, ecc.).
  • È necessario usare il preservativo all'inizio di ogni contatto sessuale di tipo penetrativo e orale, in modo da evitare l'esposizione a liquidi che possono contenere agenti infettivi.
  • Indossare il preservativo quando l'erezione del pene è completa, avendo cura di schiacciare il serbatoio tra l'indice ed il pollice in modo che non ci sia aria al suo interno.
  • Srotolare il preservativo lungo tutto il pene avendo cura di arrivare fino alla base, accertandosi che non vi siano bolle d'aria.
  • Utilizzare una lubrificazione a base di acqua (gel) nel caso in cui quella contenuta nel preservativo non fosse sufficiente. Evitare assolutamente lubrificanti a base oleosa o grassi che possono sciogliere la gomma del profilattico.
  • Subito dopo la eiaculazione è necessario tenere il profilattico, con l'indice e il pollice, aderente alla base del pene in modo che durante l'estrazione esso non si sfili.
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Test

 

Dopo un incontro sessuale a rischio quando bisogna fare il test e dopo quando la risposta è attendibile?

Dal momento dell'infezione alla comparsa degli anticorpi, rilevabili con il test, possono trascorrere da 4 a 6 settimane fino a 6 o 8 mesi; quindi il test è attendibile dopo questo periodo. Il test va effettuato subito dopo l'episodio a rischio. Se negativo, a ripetuto dopo 3 mesi e dopo 6 mesi. In questo periodo, bisogna considerarsi potenzialmente infetti, a dispetto della negatività del test: quindi non donare il sangue, o sperma e praticare sesso con il preservativo. Il test si esegue con un semplice prelievo di sangue e con il consenso dell'interessato.
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Questo è ciò che viene suggerito dalle linee guida del Ministero della Salute.
La comunità scientifica, invece, è concorde nell'affermare che il test eseguito almeno ad un mese di distanza dall'evento rischioso è in grado di stablire se la persona ha acquisito o no l'infezione. I molti timori degli anni passati su infezioni "occulte" o sulla comparsa di positività a mesi di distanza non hanno trovato conferme nelle indagini scientifiche. Queste indagini hanno dimostrato che un test di Elisa a 4 settimane risulta essere ancora il metodo più efficace per stabilire se una persona ha contratto l'infezione.
Per scrupolo e per tenere conto anche di fattori assolutamente imponderabili, per chi ha un test negativo a 4 settimane le linee guida di molti paesi consigliano di effettuare il test anche a 3 mesi di distanza.
In Italia, forse per eccesso di scrupolo, viene ancora data l'indicazione di un ulteriore test a 6 mesi.

Lo staff di "Vivere al sole"
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